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MARINA COLETTI - Matematico - Dirigente Informatico nel settore Bancario


 

Sintetizzi la motivazione della sua scelta formativa verso un ambito disciplinare scientifico. 

Dopo la maturità scientifica, ho conseguito la laurea in Matematica, indirizzo applicativo (nel 1972, anno della mia immatricolazione,  non esisteva la facoltà di Informatica).

Ho sempre studiato con buoni profitti, sia in ambito letterario/umanistico che in ambito scientifico,  ma la mia scelta per la facoltà di matematica è stata determinata da una sorta di divertimento nel risolvere problemi. Inoltre la matematica era una disciplina che già dal liceo mi “riusciva facile” rispetto ad altre discipline Negli ultimi tre anni di liceo ebbi poi una professoressa di matematica bravissima, innamorata del proprio lavoro, che svolgeva con entusiasmo e passione. Mi consigliò di partecipare alle “gare di matematica” per i liceali. Fu così che vinsi quelle della Lombardia. Dopo la maturità vrei voluto iscrivermi ad Architettura, ma la facoltà ai tempi (era il 1972) era la più coinvolta nelle manifestazioni studentesche. Perciò, volendomi inserire in fretta nel mondo del lavoro, scelsi la facoltà che mi avrebbe consentito di arrivare in breve tempo alla meta. La facoltà di Matematica a quei tempi prevedeva 4 anni di studio e solo 15 esami, anche se impegnativi. Iniziai contemporaneamente un lavoro part-time, in quanto ho sempre voluto essere indipendente. Mi sono laureata a luglio del quarto anno, con 110 e lode.

 

Tracci le tappe del suo percorso di studio e della sua carriera professionale, evidenziando i momenti positivi, i successi, ma anche le fasi critiche e le difficoltà incontrate.

A quei tempi molte società invitavano di propria iniziativa i migliori neolaureati a colloqui di assunzione. Ricevetti tre offerte di impiego, tutte in ambito informatico, che era quello che mi affascinava: una Banca, la IBM, e una società di consulenza. Scelsi la società di consulenza, attirata da un lavoro più vario.

Dopo circa tre anni risposi ad un annuncio della Arthur Andersen (oggi Accenture) che cercava giovani con qualche anno di esperienza, per attività di consulenza. Venni assunta: ero l’unica dipendente donna in Italia. Anche in questo caso l’attività era prevalentemente informatica.

Si lavorava moltissimo, ma il lavoro era interessante, ed ottenni riconoscimenti importanti: aumenti di stipendio di oltre il 40% all’anno, e divenni Manager (ovvero dirigente) a soli 29 anni. Il lato negativo erano le continue trasferte, i viaggi in America, il dover imparare l’inglese (sono negata) e lo stare spesso da sola fuori casa.

Un Cliente mi offrì il posto del responsabile dei Sistemi informativi, che si era dimesso. Lasciai dunque l’Arthur Andersen dopo 2 anni e mezzo, essendo ancora l’unica donna in Italia.

Nella nuova società, dove ero stata consulente, già mi conoscevano. Ero l’unica donna dirigente, e la più giovane tra i dirigenti. Dopo un anno mi hanno dato la responsabilità anche dell’area Organizzazione. La società è divenuta la più grande in Italia, si è trasformata in Banca e si è quotata in Borsa. E’ stata costituita una Società di Informatica, della quale sono stata nominata Direttore Generale: vendevamo servizi informatici anche ad altre Banche e Società finanziarie.    Ho lasciato quel lavoro dopo 25 anni.

In questo mio percorso professionale credo di non essere mai stata penalizzata in quanto donna. Certo è che mi sono sempre impegnata molto, e non si può sapere cosa avrebbe ottenuto un uomo al mio posto, a parità di impegno e competenze.


Elenchi quali siano, secondo lei, le caratteristiche irrinunciabili per una giovane intenzionata ad intraprendere oggi con successo una carriera in ambito tecnologico/scientifico.

Credo che le “caratteristiche irrinunciabili per intraprendere con successo una carriera in ambito scientifico” siano le stesse sia per una donna che per un uomo. Sicuramente quelle doti innate che consentono di apprendere facilmente le tematiche scientifiche, quali ad esempio capacità di sintesi, logica, rigore ed ordine mentale (doti forse più di frequente riscontrabili proprio nel genere femminile), ma anche, come per ogni altro ambitoperaltro, estremo impegno e passione per quello che si fa: se ci si diverte, anche lavorando, si affrontano ostacoli e fatiche con maggior facilità. Occorre poi non lasciarsi scoraggiare dai primi intoppi. Forse serve anche un po’ di presunzione.

Molti pensano che l’ambito tecnico/scientifico sia più “arido” di un ambito umanistico. Ma l’aridità o l’umanità non stanno nell’oggetto del lavoro, piuttosto nel chi lo fa e nel come lo si fa.

Ho sempre lavorato in ambienti molto maschili dove spessoero  l’unica donna. Nel settore Bancario, dove ho militato per oltre 25 anni, le prime donne con posizioni manageriali le ho incontrate proprio in ambito tecnico/informatico.

Una donna che ha influito sulla mia realizzazione è stata sicuramente la mia insegnante di matematica del liceo: ne ho apprezzato l’impegno, l’entusiasmo e la passione, la sua capacità di farci apprendere con facilità e divertimento, di farci amare perfino i teoremi matematici, di incoraggiarci e gratificarci per i risultati conseguiti.

Rispetto a lei, ho seguito un percorso professionale diverso, ma ho sempre cercato, come lei, di mettere nel mio lavoro passione e gioia, di trasferire ai collaboratori le mie conoscenze, di motivare e gratificare chiunque si impegnasse per migliorare

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Personale consiglio alle studentesse alla vigilia della scelta di studi universitari.

Penso in particolare che le donne non debbano rinunciare alla propria femminilità, capacità di comprensione e solidarietà, da non confondersi però mai con la civetteria, o la ricerca del supporto o consenso maschile. Sul lavoro non devono esistere uomini o donne, ma solo professionisti che si impegnano al massimo, ciascuno con le proprie capacità e caratteristiche specifiche, che messe a fattor comune nel gruppo lo arricchiscono e fanno crescere tutti i componenti.

Credo che anche il supporto familiare sia importante per il successo professionale. Io mi sono sposata a 32 anni. Anche mio marito lavorava in ambito informatico, ma in un settore applicativo diverso dal mio. Spesso ci siamo stati di supporto reciproco in momenti critici, con qualche consiglio. Non siamo mai stati in  competizione, ma entrambi orgogliosi dei successi dell’altro.

Allegato: 
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