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LARA CAMPANA -
Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche 

Ricercatrice presso la Facolta` di Medicina dell’Universita` di Edimburgo nel dipartimento dedicato allo studio dell’infiammazione.
 
In particolare mi occupo del ruolo del sistema immunitario nelle patologie del fegato. Sono anche impegnata con qualche piccolo ruolo di insegnamento presso la Facolta’ di Medicina stessa e sono coinvolta nella supervisione di studenti nel nostro laboratorio. 

 

Sintetizzi la motivazione della sua scelta formativa verso un ambito disciplinare scientifico.

Non so bene se sia io ad avere scelto la carriera scientifica o se, in un certo senso, sia stata la scienza a scegliermi. Io propendo per la seconda ipotesi. Sono sempre stata affascinata dalla natura e dalla conoscenza in generale. Il mio idolo di infanzia era Piero Angela. A Babbo Natale chiesi un paio di sci nuovi e il libro “La Straordinaria Storia della Vita sulla Terra”..

Tracci le tappe del suo percorso di studio e della sua carriera professionale, evidenziando i momenti positivi, i successi, ma anche le fasi critiche e le difficoltà incontrate.

Ho continuato alle medie e alle superiori ad alimentare la mia passione per la scienza. Questo soprattutto grazie a docenti eccellenti che hanno visto in me ciò che io stessa non potevo vedere e non sarei stata capace di vedere: una futura scienziata. Hanno fatto leva sul mio entusiasmo e la mia passione e mi hanno mostrato ciò che ero probabilmente da sempre destinata ad amare.

Quindi dopo il Liceo Scientifico con indirizzo linguistico mi sono iscritta a Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche.

Non è stata una scelta semplice. Prima scelsi la citta`, Milano. Volevo una sfida, non le solite Genova e Torino dove in pratica ti ritrovi una succursale del Liceo “Angelico Aprosio” di Ventimiglia. E poi l’Università. Avevo optato per fare il test in Bicocca. Poi una cliente del negozio dei miei mi disse “Qualcuno mi ha detto che sei una studentessa brillante (mai capito perché` ma molti sembravano pensarlo). Perché` non provi al San Raffaele? Offrono un corso di studi altamente competitivo a livello internazionale e innovativo”.

La sfida, il senso della sfida: 35 posti disponibili.

Mi misi a ridere. Ma ci provai. Come si dice da queste parti “If you never try, you’ll never know”.

Passai il test d’ingresso.

Tre anni stupendi, di puro divertimento scientifico e non, circondata da docenti straordinari e compagni di avventura che sono poi rimasti gli amici di una vita. Ora siamo una piccola comunità scientifica sparsa per il mondo.

Una delle scelte chiavi fu quella per la mia tesi triennale.

Tra un progetto bibliografico e uno di laboratorio ne scelsi uno di laboratorio, proponendo alla mia professoressa di immunologia degli esperimenti che mi sarebbe piaciuto fare.

Per quanto poi possa avere incontrato delle difficoltà con lei negli anni seguenti in quel momento fu grandiosa. Mi diede fiducia nelle mie qualità di giovane apprendista scienziata. Diede credito alle mie idee che in pratica portarono in laboratorio una nuova linea di ricerca. E una volta in più mi innamoro della scienza quando guardo a questo. Ora in un laboratorio di Milano a mille miglia da dove vivo ci sono persone che forse non conosco neanche più che lavorano sulla prosecuzione di un progetto nato più di 10 anni fa da una chiacchierata studente/docente.

Dopo la tesi triennale la Laurea Specialistica in Biotecnologie Mediche Molecolari e Cellulari.

Un altro bellissimo seppur breve percorso che mi fece decidere una volta per tutte che non solo volevo fare

la scienziata ma ero una scienziata.

La scienza permeava la mia personalità e percolava nelle scelte che facevo ogni giorno.

La tesi della specialistica fu un anno intero di lavoro duro in laboratorio. Nello stesso laboratorio dove avevo svolto la tesi triennale e dove avevo continuato a lavorare part-time come volontaria durante il quarto anno di università`.

Finita la specialistica molti miei compagni si interrogavano se fare il dottorato o cercare un lavoro “normale”.

Per me che normale equivaleva a noioso la scelta del dottorato mi pareva l’unica scelta possibile.

Io ero una scienziata, ora volevo una carriera accademica.

E qui l’altra grande scelta.

Alcuni miei amici andarono direttamente all’estero perché` “in Italia non si può far ricerca”. Ma io amavo il mio progetto, il mio laboratorio e soprattutto il mio paese.       

Nonostante tutto io ancora amo visceralmente il mio paese.

Per quanto oggi sia per me quasi più semplice parlare inglese che italiano io mi sento, mi sentirò sempre orgogliosamente italiana.

E per questo decisi per la sfida, di nuovo. Restare in Italia a fare il dottorato.

Ma pur piacendomi le sfide avevo capito una cosa grazie ai miei mentori e supervisori:

mai chiudersi delle porte, mai abbandonare delle possibilità`.

E quindi decisi di provare a entrare in un programma di dottorato molto ambito:

“PhD Program in Cellular and Molecular Biology”.

Prevedeva di essere iscritti al San Raffaele e contemporaneamente alla Open University qui nel Regno Unito.

Tutti i corsi in inglese, tesi scritta e discussa in Inglese.

Tre anni di preparazione alla carriera accademica ad alti livelli. Uno dei pochissimi programmi di dottorato in Italia in cui studenti dall’estero provano a entrare.

Un’altra sfida. Molti mi dissero che, come neo laureata, non avrei avuto molte possibilità.

Ma ancora una volta “if you never try, you’ll never know”.

Così ho provato.

Vinsi la graduatoria e con il primo posto anche una borsa ministeriale che mi pagava uno stipendio molto buono per gli standard italiani per tre anni.

Il colloquio per entrare non fu affatto semplice.

Dovevi passare da quattro persone, quasi un’ora con ciascuno. Tre quarti del colloquio in italiano, un quarto in inglese.

Metà domande scientifiche e metà motivazionali.

Mi fu persino chiesto se volevo fare il dottorato dove avevo fatto la specialistica perché` volevo sposarmi e fare figli.

Cito: “Perché` sai, noi siamo interessati a formare scienziati, non mamme”.

Se ci ripenso avrei dovuto riportare a chi di dovere.

Ma lì per lì l’unica cosa che mi venne in mente fu:

“Suppongo che anche lei abbia una mamma. In ogni caso credo di dover essere valutata per le mie conoscenze e capacità intellettuali, non per le mie caratteristiche biologiche. Se avessi un cromosoma Y forse non mi avrebbe posto la stessa domanda”.

Non so perché` ma funzionò visto che a quanto pare quel personaggio irritante mi

diede un buon punteggio.                             

Vorrei dire a voi giovani scienziate che non è vero che uomini e donne sono uguali. La biologia è diversa, la nostra anatomia e fisiologia sono diverse. Ma in scienza questo non conta. Contano le idee, le capacità, la determinazione.

Non esiste scelta di vita personale che possa e soprattutto debba influenzare la vostra carriera. Preparatevi a combattere con grinta ed entusiasmo. Non sarà facile, soprattutto nel nostro paese dove una classe dirigente vecchia e fortemente maschilista non ci vedrà mai di buon occhio. Ma preparatevi a gioire delle vostre vittorie. Perché` ci saranno e perché` sudate saranno ancora più belle.

Arrivai prima in quella graduatoria.

Io giovane, donna, appena laureata, che non lavorava con nessun professore famoso ne` veniva dall’estero. E che aveva praticamente mandato a quel paese uno dei suoi selezionatori.

Quando vidi la graduatoria mi misi a saltare sulle spalle di una delle mie migliori amiche dell’università`. Oggi lei vive a Boston e lavora ad Harvard.

Giovane e donna. E lavora ad Harvard. Come molte altre sparse nelle più prestigiose università` italiane ed estere.

Abbiamo tutte storie diverse e scelte diverse alle spalle.

Qualcuna è sposata, qualcuna sposata con figli, qualcuna single, qualcuna convivente.

Ma tutte indistintamente scienziate.

La scelta di andare all’estero maturò durante il dottorato. Perché` quando cresci diventi un po’ più pragmatica e ti rendi conto che le tue amiche che sono all’estero hanno maggiori opportunità`, vita non più semplice ma sicuramente più equa. E poi l’istituto nel quale lavoravo e che amavo stava affondando sotto i colpi della corruzione e dei ladrocini di gestori senza scrupoli. Vedevo in quello l’immagine dell’Italia. Un paese bello da far male al cuore affondato dal malcostume e dalla corruzione. Un paese con tutte le possibilità per eccellere reso inerme e rassegnato dalla politica del “tutto uguale”. Condannato da tutti coloro i quali, dentro e fuori la politica, pensano che eccellere e meritocrazia siano brutte parole; che la parola “selezione” sia da evitare. Ma è solo selezionando i bravi, i capaci, i giovani produttivi ed entusiasti e i mentori a loro dedicati con passione che si costruisce un sistema di eccellenza.

E poi le difficoltà personali incontrate nell’ultimo anno di dottorato che mi hanno portato all’esaurimento nervoso e all’anoressia.

Non è stato sempre tutto facile. Ma non ho mai smesso di provarci.

Così ho fatto le valigie per cercare un’altra sfida. Per cercare di non rinunciare a quello che mi definiva. Io sono una scienziata, non posso essere altro.

Non so perciò se sono la persona giusta per dare consigli a giovani aspiranti scienziate.

Modelli di donne realizzate in questi ambiti professionali ne ha mai avuti? Se sì, in che modo sono stati di utilità per la sua realizzazione?

Quando ero all’università non avevo una professoressa che guardavo con totale ammirazione. Ne avevo almeno quattro o cinque! Persone per diversi motivi assolutamente interessanti. Ma tutte avevano un minimo comune denominatore. Erano lì per merito della loro passione e non sollevavano nemmeno il fatto che come donne avevano dovuto lottare maggiormente per essere nella loro posizione (anche se probabilmente era vero). La cosa che mi attirava di loro era che emanavano passione per la conoscenza ed entusiasmo.

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Personale consiglio alle studentesse alla vigilia della scelta di studi universitari

Mi sento perciò di dirvi solo ciò che la mia esperienza mi ha insegnato. Mi ha insegnato che le qualità migliori di una giovane scienziata sono perseveranza, voglia di rischiare e di mettersi in gioco, passione e dedizione. E la capacità come mi ha scritto recentemente un mio amico di “aim high”, puntare in alto. Infine alcune note pratiche: imparate le lingue, siate curiose, imparate a vivere con le valigie sempre pronte ma sempre attaccate ai vostri valori. La scienza si fa con tanta passione ma anche con sacrificio e tanta onesta`.

Vi lascio con un pensiero sul principale motivo per cui amo visceralmente la mia scienza. Per me fare scienza è il lavoro più bello del mondo perché` non conosce routine. La scienza risponde a domande che prima non avevano una risposta. Questo è un privilegio enorme di cui essere grati e da meritare ogni giorno sul campo.

Ecco… se pensando questo il vostro cuore “skip a beat” beh…

ora bisogna solo capire quale facoltà vi attira maggiormente, ma siete già delle scienziate!

 

La sua mail di riferimento per eventuali contatti: lcampana@ed.ac.uk

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